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Capitolo tre-oppure-Tossici-oppure-Il contrattacco

Prosegue da:
Capitolo Uno
Capitolo Due

2016 – Una camera d’albergo a Trento

Marc è in preda all’ennesimo sbalzo d’umore, sta giocando con la testa di Lenore con quel cinismo e quella perversione che lo contraddistinguono. È un maestro nel manipolare la realtà e nel creare mondi paralleli, un uomo pericoloso, specialmente per lei — I soggetti affetti da disturbo narcisistico della personalità presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali e che li facciano sentire tali, manipolano gli altri al solo fine di accrescere l’immagine di se stessi, presentano l’aspettativa che tutto sia loro dovuto, sono incapaci di occuparsi di altri al di fuori di se stessi o di provare empatia…
Alza gli occhi dal foglio e cerca con aria di sfida lo sguardo di Lenore — Vuoi che continui a leggere o ti basta così? Che potresti trovare meglio di un artista pazzo e visionario che non vede l’ora di idealizzare qualsiasi cosa gli si para di fronte?

I mondi fantastici in cui ama vivere e la schifosa realtà che tanto disprezza stanno collassando uno sull’altra sotto gli incessanti colpi di Marc.
Lenore comincia finalmente a realizzare di essere intrappolata in quell’intreccio malsano che è quello tra la sua malattia e quella di lui, vorrebbe scappare di nuovo, ma ormai ha capito che finisce sempre col ritornare — Perché anche quando fai così non riesco ad odiarti?
Occhi languidi, sguardo intenso, lascia che un filo d’aria passi tra le labbra socchiuse, lo guarda come se lui fosse la cosa più importante al mondo.

Marc non molla, l’ha già visto succedere centinaia di volte e sa perfettamente che cosa lei sta cercando fare, è stufo di essere usato come cassa di risonanza per accrescere il suo ego — Sono un istrionico, sono il migliore nell’idealizzare fatti, persone,sentimenti e situazioni. Sei un narciso, non puoi fare altro che farti irretire da questi mondi in cui tutto è più di ciò che realmente è, tu compresa. Non sei speciale, sono io a renderti tale, e tu ne hai un fottuto bisogno! Sei come un tossico in cerca di una dose, ed io sono la roba che ti fa sballare di più.
Fa una pausa senza smettere di fissarla, ha tutte le intenzioni di soffiare via il suo castello di carte e non vuole perdersi lo spettacolo.
— Ti presenti qui, fai la solita recita e aspetti, sicura che poi sarò io a fare tutto il resto.
Quando il tuo ego si è nutrito abbastanza, giri i tacchi e te ne vai come se niente fosse, per poi tornare appena la tua vita ricomincia a sembrarti banale.
Sorride della sicurezza di chi ha finalmente capito tutto e può passare al contrattacco.
— La realtà è che senza di me non esisti, tutta la tua fottuta vita si ridurrebbe ad un merdoso disturbo della personalità!

Lenore guarda altrove, nessuna emozione sul suo volto, non una parola dalle sue labbra. Potrebbe continuare a gridare per ore senza ottenere alcun risultato. Per Marc è l’ennesima battaglia persa, voleva vederla crollare, ma a quanto pare il castello era ben più solido della carta.
Poco male, sa che in ogni caso è finalmente riuscito a vincere la guerra.
Si alza in piedi e le getta in grembo il suo primo romanzo, ancora inedito; uscendo, si chiude la porta alle spalle.

Continua nel Capitolo Quattro
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Toc Toc-oppure-Capitolo due-oppure-La vera storia di Lenore Beadsman

Prosegue da:
Capitolo Uno

2020 – Una sabato sera qualsiasi

Lenore sbatte il piede sul comodino, non un lamento, solo una goccia d’acqua salata si prende la libertà di venir giù per le guance, ma non prima però che la rabbia le abbia fatte del color delle pesche mature. Lei l’asciuga subito furtiva, anche se non la sta guardando nessuno. Non è una che piange e ci tiene a ricordarlo prima di tutti a se stessa.
Per l’urto cadono a terra i due libri che erano in bilico sul comodino.
Il dolore la costringe a guardarsi attorno: fredda materia immobile ed oggetti privi di valore.

Ogni volta che vede le cose per quel che sono ripensa a Marc, alla sua capacità di giocare con la vita e colorare la realtà. Le piaceva guardare il mondo coi suoi occhi e ancor di più le piaceva come i suoi occhi dipingevano lei. Se la natura aveva il merito di averla fatta bella, era soltanto negli occhi di Marc che poteva sentirsi una dea.
Scruta i libri sul pavimento e gli grida contro come se quei poveretti avessero le orecchie — I fatti sono soltanto fatti!
Sono i libri che ha scritto Marc, mondi meravigliosi dove esistono soltanto momenti irripetibili e personaggi leggendari. Ogni gesto è assoluto, ogni bacio il più appassionato, ogni battuta regge le sorti dell’intero universo, libri in cui non esistono fatti, ma solo significati, libri che la tormentano perché lei continua a riconoscersi in ogni pagina.

Continua nel Capitolo Tre
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Pericolo caduta massi

Il passaggio dai venti ai trent’anni non avviene in maniera graduale.

Un po’ come un masso che si stacca dalla vetta e comincia a precipitare dritto su di noi.
La sua velocità di caduta aumenta per l’accellerazione di gravità in maniera graduale, ma il passaggio tra una testa intera e funzionante a un ammasso molliccio e confuso di sangue, ossa e materia grigia, ha ben poco di graduale.
Un attimo prima era lì, l’attimo dopo è ancora lì, ma in stato e forma del tutto inaspettate.
Ecco un diverso e simpatico campo di applicazione del « Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma »
Che poi se sia un male o un bene io ancora non l’ho capito.

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Mordersi la coda da soli

Ho smesso di scrivere perché ho smesso di pensare.

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Illuminazione

Non si può scrivere di ciò che è unico.

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Incomunicabile / due.

È dall’impedimento che nasce l’ingegno.
È di fronte l’impossibilità che si attiva la volontà.
E il non riuscire non è una sconfitta, ma un incentivo.
Incomunicabile. E allora?
Arte, dell’incomunicabile sei figlia. E come figlia è tuo compito mettere in discussione il padre.
E allora comunica, se riesci.

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Incomunicabile / uno.

C’è qualcosa di assolutamente contorto in tutto questo.
Scriviamo in lingue diverse, strana pretesa voler comunicare.
E ancor di più mi sorprende l’insistenza delle missive.
Sintomo di desiderio di esser capiti e mai di capire.

È il destinatario, che è causa e fine, a render vano ogni tentativo.
Non c’è speranza, senza possibilità.
Non leggerai. E se leggerai, non capirai.

Non capirai.

Eppure eccole qua, pagine e pagine, che hanno un volto e un nome, il mio, inconciliabilmente distante dal tuo.

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Un uomo è quanto basta.

Bisogno di manifestarsi, bisogno di essere. Difficoltà di distinzione tra essere e diventare. Volere in contrasto netto con il lasciar accadere. Reazioni incoerenti e irrazionali, ma se questo è un uomo, che sia pure.

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