Archivi tag: pittura

La migliore offerta – Giuseppe Tornatore

Se non avete visto il film la lettura della “recensione” potrebbe risultare non chiarissima, ergo, vedetevelo.
Detto ciò, ricapitoliamo:
Lui è un personaggio pubblico, al centro del mondo e circondato da persone, ma non si è mai relazionato in tutta la sua vita con un altro essere umano se non in maniera superficiale e asettica.
Lei è nascosta in una stanza chiusa dall’interno, perennemente sola, talmente terrorizzata dal mondo esterno da vivere confinata in un meraviglioso mondo privato su cui nessun altro può posare lo sguardo.
Nella loro antinomia i due si assomigliano e non capendosi si capiscono.
Lui decide di guarirla, probabilmente perché vede in Lei se stesso da giovane e non vuole vederla fare i suoi stessi errori.
Con molta fatica, tra litigi e rappacificazioni, incazzature leggendarie e gesti d’affetto, portando con sé un pezzo di realtà alla volta, Lui riesce non solo ad entrare in quel mondo, ma a portare Lei fuori da se stessa.
E ovviamente guarendola finisce anche col guarirsi, per salvarla ha dovuto prima salvarsi. Se non si fosse lasciato toccare veramente, se non si fosse sporcato le mani, se non si fosse avventurato in quel terreno “pericolosissimo” quale è quello delle relazioni umane, lei non avrebbe mai trovato il coraggio di uscire e tantomeno l’avrebbe fatto entrare.
Ed eccoli, dopo “aver affrontato quel salto che mette a rischio molto più delle gambe”(vedi Appunti sulla Melodia delle Cose, R.M.Rilke), che si incontrano a mezz’aria, non più monadi, ma nuova e miracolosa soggettività bi-individuale.
Sarebbe tempo del lieto fine, ma si sa, quello nei film di Tornatore non arriva mai del tutto. Saro Scordia ce l’ha detto chiaramente nel 2007 e Tornatore sembra essere pienamente d’accordo:

« Nella vita ci sono il dolce e l’amaro, io dico che bisogna prenderli tutti e due »

E solo assaggiando l’amaro si può capire che il vero nucleo del film è nell’affermazione di Virgil sull’arte ed è su questo piano che si giocherà il resto della partita

« In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico »

(Impossibile, a mio parere, non vedere in questa frase un mal celato rimando a F come Falso di O.Wells, come a volerlo tirare in ballo per ripicca, citandolo senza citarlo, come a fargli pagare il gran rifiuto che Tornatore aveva ricevuto durante le riprese di Nuovo Cinema Paradiso e che dubito sia riuscito a mandar giù).

Insomma, Lei era lei, ma non era veramente Lei, o forse era Lei e non lo era allo stesso tempo, vallo a sapere. 
E se Lei non era Lei, adesso chi è Lui? Se la sua soggettività si è modellata su quella di Lei, come fanno gli ingranaggi nel corso del tempo, e se Lei non era veramente Lei, è evidente che anche Lui non possa più essere Lui, a meno che non sia disposto ad essere un Falso Lui…e avanti all’infinito con le antinomie inesplicabili.
Virgil e l’amore che prova esistono e non esistono allo stesso tempo e se si prova a sciogliere l’enigma c’è da diventarci pazzi, letteralmente.
Una volta entrati nel paradosso del mentitore non se ne esce, è semplicemente impossibile stabilire cosa sia vero e cosa sia falso.
Ma il bello è proprio qua, la soluzione dell’enigma non sta nel risolvere il paradosso (d’altronde è impossibile), ma nel rendersi conto che nel paradosso ci siamo sempre stati fin dall’inizio.
Prendiamo Ritratto di Fanciulla di Petrus Christus citato nel film, è l’originale o un falso? Se si crede che sia un falso, sarà un falso, se si crede che sia l’originale, sarà l’originale, è tutto determinato dalla risposta ad una semplice domanda: in che cos’è che voglio credere? La falsa credenza di conoscere la verità, di poter contare su un originale non sono altro che illusioni, fin dall’inizio. D’altronde anche il quadro in questione, nel film, gode di una duplice identità opposta e contemporanea, è un falso, per l’intera comunità dei critici d’arte, ed è l’originale, per Virgil.
Certo, Virgil, grande esperto, ci dice che è l’originale, ma potrebbe essersi sbagliato, non esistono prove del nove, la verità (e la stabilità) della sua esistenza sono strettamente determinate dall’intensità delle sue convinzioni, sono quelle a fare il grosso del lavoro, sui quadri come in ogni cosa della vita. E se anche potessimo essere certi, senza ombra di dubbio, che sia proprio l’originale, che succederebbe se nessun altro oltre a Virgil dovesse crederci?
Ed eccoci finalmente al finale, Virgil capisce che il gioco era truccato in partenza e fa l’unica cosa possibile per far collassare su se stesso il labirinto dove si era cacciato, torna a credere in qualcosa. Sceglie, decide, costruisce la verità del suo mondo. Vero, falso? Non è dato sapere (e non ha importanza). Tornatore non ci da nessuna garanzia, se non il fatto che Lui ci creda.

« Il signore è solo? »
« No, aspetto una persona »

Allargamento dell’inquadratura, dissolvenza. Fine.

interno-1-Night-and-Day-690x345

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Comunicazione – Paul Cézanne

« Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno incapace di usare la moneta d’oro in suo possesso. »

Paul Cézanne (1839, 1906) pittore francese.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,