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Dirty Three – Ocean Songs

“Ocean Songs (1998), è di fatto un concept dedicato al mare. Tutti i brani si richiamano a immagini marine, sia nel titolo sia nelle atmosfere. Questo è un disco per poeti che amano sedere sulla spiaggia a contemplare arcobaleni, cieli e gabbiani.”
Piero Scaruffi

Per quanto mi riguarda entra facile nella top 5 dei migliori album che abbiano mai attraversato queste orecchie. A metà della traccia 4 mi sono ritrovato con la faccia incredula a fissare intensamente una sirena immobile senza potermi capacitare di come fosse possibile che ciò che stavo sentendo fosse reale.
Intorno al minuto 7 della stessa traccia ero ormai prossimo alle lacrime, cosa che non accadeva dal lontano 1971, quando i Led Zeppelin pubblicarono il loro quarto album e When the Levee Breaks entrò irrimediabilmente a far parte della mia vita.
Infine, come sempre dopo esperienze di questo tipo, mi sono ritrovato a vagare per casa, con la disperata necessità di comunicare a qualcuno quello che avevo appena scoperto.
Necessità ovviamente frustrata, essendo le 3 del mattino.
In forte conflitto tra il desiderio di svegliare Giulia che dorme, beata e ignara, sul divano e quello di cominciare una lunga serie di telefonate in ricerca di qualcuno con cui condividere questo momento di rara gioia donatomi dal caso, decido di calmarmi scrivendo quante più cazzate possibili nell’arco di 16 righe (contatele pure) e riascoltando tutto da capo l’album, che nel frattempo ho scaricato illegalmente da internet, e di concludere il tutto invitandovi a notare la curiosa serie di numeri presenti nelle 15 righe precedenti, ovvero 5 4 7 1 9 7 1 3 1 6.

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Esatto. Intendo svilupparmi all’infinito e raggiungere dimensioni incommensurabili

L’imposizione di una struttura ne determina inevitabilmente il contenuto.
Disperata ricerca di una cassa di risonanza.
Non si può pensare decentemente senza farsi del male.
Variazione di tono che cattura l’attenzione.
Sovrastimolazione del lobo temporale, parietale e frontale.
Diffusione per conduzione.
Sensazione di estasi.
Dissociazione progressiva.
Piovono sassi, e allora?
Blocchi di suono in movimento scagliati come bombe molotov.
Ludwig Wittgenstein era professore ordinario all’università di Cambridge, morì senza lasciare eredi e forse è per questo che ebbe una vita meravigliosa.
2014: Solo un computer può smascherare uno scrittore.
Onde d’urto che abbattono pareti alzate a colpi di identità e paura.
Cambiando l’ordine degli elementi il risultato cambia radicalmente.
Materia che si ribella alle funzioni trascendentali a priori.
Emisfero destro che determina i limiti del mio mondo.
La fantasia è un posto dove ci piove dentro.
Riorganizzazione sinaptica al limite del mutazionismo.
Ossessione psicotica volta a complicare laddove il pensiero dominante ricerca appiattimento.
Tentativo costante di mettere in moto ciò che è nato pigro.
Finché c’è pericolo, c’è vita.

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Gioco di società

Amo gli album degli Offlaga Disco Pax perché non puoi limitarti ad ascoltarli.
L’ascolto deve, e non ci son cazzi, essere accompagnato da un costante lavoro di ricerca, lettura e riflessione.
Che cosa mi sta raccontanto ora Max Collini? A quale episodio della nostra storia si sta riferendo? Chi è Johan van der Velde?
Muro di suono che è spinta energetica al movimento.
Voce che è guida verso la comprensione.
Arte che non è immediatezza del gesto, ma processo attivo di crescita e arricchimento.
Procedo ergo sum.

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Piazza Amore

Quando tu volevi restare bambina, io avevo fretta di diventare grande.
Quando tu sei diventata grande, io ho deciso che preferivo rimanere bambino.
Ci siamo incontrati a metà strada, all’incrocio dei nostri opposti cambiamenti.
Incrocio meraviglioso, lo chiamano l’incrocio di Piazza Amore.
Ma arrivavamo da strade diverse, e per strade diverse ce ne siamo andati.

 
" Strade che si lasciano guidare forte 
Poche parole piogge calde e buio 
Tergicristalli e curve da drizzare 
Strade che si lasciano dimenticare "

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In fieri

Satisfaction.

Mi è stato chiaro solo pochi minuti fa.
E pensare che era così semplice, eppure mi ci è voluta una canzone.

Satisfaction.

Se niente riesce a darti soddisfazione tanto vale fottersene di tutto no?
Se non posso essere pienamente soddisfatto, almeno voglio essere pienamente insoddisfatto. Drastico e abbastanza folle da essere una decisione degna di me.

Satisfaction.

E cosa è successo poi, quando più niente aveva importanza?
Privo di sentimenti, privo di desideri, privo di volontà, privo di passato, presente e futuro, privo di intelligenza, privo di corpo e anima, io ero il nulla.
Non si può andare più indietro del nulla.
E allora il nulla, che è pur sempre qualcosa, impossibilitato all’immobilità, come lo è tutto, è andato avanti.

Satisfaction.

Se niente riesce a darti soddisfazione tanto vale provare a prendersi tutto no?
Se non posso essere pienamente soddisfatto da niente, forse posso esserlo dal tutto.
Allora non resta che nutrirmi di ogni cosa, diventare un famelico divoratore di vita.
Devo divorare la vita in ogni sua forma, alla continua ricerca di quella soddisfazione.
Correrò all’impazzata nello spazio-tempo, tra microcosmi e macrocosmi, tra anime e corpi nella disperata ricerca di tappare quel buco.

Satisfaction.

Chissà se esiste davvero.

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Io non sono qui – Bob Dylan, I want you – Arthur Rimbaud, io penso?

« E i gatti, sul tetto, pazzi d’amore, gridano nelle grondaie.                                                                                                                                                                                                                                                              E sono io ad essere pronto.
Pronto ad ascoltare, mai stanco, mai triste, mai colpevole. »

Bob Dylan, I want you

Il becchino colpevole singhiozza
il solitario suonatore di organo piange
i sassofoni d’argento mi dicono che dovrei rifiutarti
Le campane rotte ed i corni stinti
soffiano sul mio viso con scherno
Ma non è quello il modo
Non sono nato per perderti
Ti voglio, ti voglio
ti voglio da morire,
dolcezza, ti voglio.

A.Rimbaud, io penso?

È sbagliato dire io penso
uno dovrebbe dire io sono pensiero
io è qualcun altro
io sono presente alla nascita del mio pensiero
osservo e ascolto
ho dato un colpo d’archetto
una sinfonia si agita nel profondo
o viene con un balzo sul palcoscenico
è iniziata con ondate di disgusto
e termina
-visto che non possiamo catturare
immediatamente questa eternità-
termina con un tumulto di profumi.

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CCCP – Live sulla RAI 1988

È il 1988 e io sono appena nato.

È il 1988 e i CCCP sono probabilmente all’apice del loro successo.

È il 1988 e la RAI è ancora libera, libera veramente. E in piena ora di pranzo poteva trasmettere, senza la preoccupazione di turbare la classe dirigente, una delle trasmissioni di musica dal vivo più interessanti e valide di tutto il tubo catodico. La trasmissione era DOC e sul palco troviamo appunto i CCCP. Chi non li conosce non può minimamente comprendere quale dimostrazione di totale libertà sia l’apparizione di questo gruppo sulla rete nazionale. Ad oggi un evento del genere è totalmente impensabile. È appunto, proprio di questi giorni la notizia che anche quest’anno stanno cercando di privarci dei programmi di approfondimento politico nel periodo pre-elettorale.

Vorrei provare a ricordare al popolo italiano gli anni in cui un gruppo dichiaratamente filosovietico poteva strillare in faccia a tutta l’italia il loro profondo credo.

Nota tecnico/storiografica: CCCP, chi sono?
  • CCCP Fedeli alla linea sono stati il principale e soprattutto il più influente, gruppo punk rock italiano. Nascono a Reggio Emilia (Italia) nel 1982. Giovanni Lindo Ferretti (cantante), Massimo Zamboni (chitarrista) e Umberto Negri (bassista) compongono la formazione iniziale, a loro si uniscono in seguito Danilo Fatur e Annarella Giudici, che daranno la spinta definitiva al gruppo verso la fama internazionale. La performance artistica dei CCCP grazie ai due nuovi membri smette di essere un esperienza puramente musicale ma si trasforma in quello che potremmo chiamare “teatro espressionista live”. I due nuovi innesti, infatti, non partecipano minimamente alla musica, ma arricchiscono i concerti con esibizioni goliardiche e performance surreali. I testi, nati dal genio assoluto di Ferretti, sono esplicitamente filosovietici, ricolmi di citazioni colte e immagini poetiche. Nel 1989, con la caduta dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, finisce anche il tempo dei CCCP.

Fonti: Scaruffi, Wikipedia

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Niccolò Fabi – Parti di me

« Non sono una scarpa,
non sono nato per essere un paio.

Amare è un verbo transitivo,
deve transitare. »


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Philip Glass – Metamorphosis

Più delle parole, più delle persone;                                                                                          
Musica.

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Jimmy Page – Led Zeppelin

« La tecnica non conta. Io mi occupo di emozioni. »

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