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Se la gente non facesse qualche volta cose stupide niente di intelligente sarebbe mai fatto – oppure – matti che leggono scritti di altri matti per poi scrivere altri scritti matti che saranno letti da altri matti

1.  «Il parlare un linguaggio fa parte di un’attività, o di una forma di vita.»

2.  «E immaginare un linguaggio significa immaginare una forma di vita.»

3.  «Che cosa designano le parole di questo linguaggio? – Che cosa, se non il modo del loro uso, dovrebbe rivelare ciò che designano?»

4.  «…che, per citare quello che m’è toccato sentire per anni e anni e che immagino anche tu abbia sentito mille volte, il significato di una cosa non è più o meno altro che la sua funzione. Eccetere eccetera. Te l’ha mai fatta la scena della scopa? No? E adesso cosa usa? No. Con me usò la scopa, però ti parlo di quando avevo tipo otto anni, o dodici, chi se lo ricorda, e Lenore mi fece sedere in cucina e prese una scopa e si mise a scopare furiosamente il pavimento, e poi mi chiese quale fosse secondo me la parte più fondamentale della scopa, la più cruciale, se il manico o la chioma. Il manico o la chioma. E io non sapevo cosa rispondere, e lei si mise a scopare ancor più violentemente, e io cominciai a innervosirmi, e finalmente dissi che secondo me era la chioma, perché senza manico si può scopare lo stesso, basta tenere in mano l’affare con la chioma, mentre scopare solo col manico è impossibile, e a quel punto lei mi agguantò e mi scaraventò giù dalla sedia e mi gridò qualcosa cosa tipo: «Già, perché a te la scopa serve per scopare, no? Ecco a cosa ti serve la scopa, eh?» e roba del genere. E gridò che se invece la scopa ci serviva per spaccare una finestra allora la parte fondamentale era chiaramente il manico, e passò a dimostrarlo spaccando la finestra della cucina, cosa che fece accorrere i domestici, terrorizzati; ma che se appunto la scopa ci serviva per scopare, tipo per esempio i vetri rotti della finestra, e dai che scopava, allora l’essenza della cosa era la chioma.»

5.  «Ma quanti tipi di proposizioni ci sono? Per esempio: asserzione, domanda, ordine? Di tali tipi ne esistono innumerevoli: innumerevoli tipi differenti d’impiego di tutto ciò che chiamiamo segni, parole, proposizioni. E questa molteplicità non è qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma nuovi tipi di linguaggio, nuovi giochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri invecchiano e vengono dimenticati.»

6.  «Non ci illumina, su questo punto, l’analogia tra lingua e giuoco? Possiamo senza dubbio immaginare che certi uomini si divertano a giocare con una palla in un prato; e precisamente, che comincino diversi giuochi, tra quelli esistenti, senza portarne a termine qualcuno; che tra un giuoco e l’altro gettino la palla in alto senza scopo, si diano l’un l’altro la caccia con la palla, gettandosela addosso per scherzo, ecc. E ora uno potrebbe dire: Per tutto il tempo costoro hanno giocato un gioco di palla attenendosi, ad ogni lancio, a determinate regole. E non si dà anche il caso in cui giochiamo e – ‘make up the rules as we go along’? E anche il caso in cui le modifichiamo – as we go along.»

7.  «Quello che agli uomini appare ragionevole o irragionevole cambia. In certe epoche sembrano ragionevoli certe cose che in altre epoche sembrano irragionevoli.»

8.  «Ho un’immagine del mondo. È vera o falsa? Prima di tutto è il substrato di tutto il mio cercare e di tutto il mio asserire.»

9.  «Da certi eventi potrei essere messo in una situazione tale da non essere più in grado di continuare il vecchio gioco. Io sarei strappato via dalla sicurezza del gioco. Sì, non è ovvio che la sicurezza del gioco linguistico è condizionata da certi dati di fatto?»

10.  «Che cosa accade se lo sfondo grammaticale, da cui ricavavo i criteri per giudicare e agire, si appanna, manifesta una progressiva instabilità, va in frantumi?»

11.  «Nel momento in cui una certa forma di vita si incrina e conflagra, torna all’ordine del giorno, sia pure all’interno di un peculiare contesto storico, il problema di mettere in forma la vita come tale.»

12.  «Che  cosa avviene durante la transizione da una forma di vita alla successiva, nella zona grigia in cui la prima perdura a stento e la seconda somiglia ancora a un esperimento eccentrico?»

13.  «Portare in superficie il fondamento di un certo gioco linguistico, ipotizzando per un momento la sua assimilabilità al novero dei fatti empirici, è il solo modo in cui si può passare gradatamente a un gioco diverso, governato da un altro insieme di regole.»

14. La creazione (intesa come fissazione momentanea di un determinato modo dell’essere) o non creazione di una nuova forma di vita, a questo punto, non fa altro che ridursi a dipendere dalle possibili risposte a una semplice domanda.
Il soggetto che compie pubblicamente un’azione creativa chiede implicitamente che sia riconosciuta e accettata come nuova regola.
Bambino felice che si limita a domandare al suo compagno:

15.  «Allora, giochi o non giochi?»

Fonti varie:
L. Wittgenstein, Ricerche Filosofiche
L. Wittgenstein, Della Certezza
P. Virno, Motto di spirito e azione innovativa
D.F. Wallace, La scopa del sistema
Yann Samuell, Amami se hai il coraggio

 

 

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Liberi, ma liberi da chi?

La distruzione delle parti più profonde dell’identità è una vera e propria azione di tortura, tortura perpetrata, colpo dopo colpo, fino alle sue ultime conseguenze.
Tutto sta nello spingere inesorabilmente l’individuo sull’orlo della scelta fondamentale, ma questo è tutto, si può solo mostrare la soglia, sta al soggetto decidere se varcarla.
L’ultimo passo, quello decisivo, è una di quelle decisioni o tutto o nulla, dalla quale non si torna indietro.
Il totale annichilimento dell’identità coincide con la rinuncia ad ogni possibilità di arbitrio.

Il costo in termini cognitivi è elevatissimo, comporta una totale necessità di ricategorizzazione di ogni esperienza personale.
In termini evolutivi è un’azione completamente contro istintiva, organismo che distrugge se stesso per rinascere sotto nuova forma.
Senza la libera scelta della morte non c’è alcuna libertà possibile.
L’annientamento dell’identità passa per il compimento di un omicidio, come un rito di altri tempi, l’uomo sacrifica l’uomo per il raggiungimento di un fine più alto.
L’incredibile sorpresa è che si sopravvive alla distruzione dell’io, dopo l’io, dopo l’identità, c’è ancora esistenza.
Il corpo, come nei più radicali dei materialismi, riafferma con forza di essere ancora una forma di vita.
Materia pensante comprensiva di ogni determinazione e del suo contrario.

Entità organizzata che percepisce e agisce secondo altre leggi, sotto nuove forme, irrimediabilmente incommensurabile alla vita umana come prima la conoscevamo.

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Identità

Sono un multidividuo che agisce non nell’ambito dell’essere, ma in quello del possibile.
Privo di identità non sono altro che la migliore risposta evolutiva ad ogni ambiente circostante.
È la mia capacità di dividermi e di poter essere altro a fondare la mia essenza.
Ciò che mi caratterizza è il fatto di non poter essere caratterizzato.

Ed è proprio tutto ciò a darmi una personalità e un’esistenza tutta mia speciale.
L’unico io che riconosco è l’io di chi non si riconosce.
Ed ecco che torno a essere un individuo, ma in una ricategorizzazione del concetto del tutto nuova.
Non individuo come essere indivisibile e immodificabile, ma individuo come suo contrario.
Io sono colui che si individua moltiplicandosi.

Immagine

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Solo un uomo

Ciò che non si comprende genera terrore.
Un mostro è un essere vivente che si discosta dalle caratteristiche ordinarie della specie.
Dignità di soggetto umano negata come ad animale braccato da sguardi.
Identità ridotta a problema di ordine pubblico.
Io che si afferma fuori del vero e del falso, fuori di ciò che è riuscito e di ciò che è fallito.
Esistenza senza alcuna finalità.
Vita immolata secondo il caso.
Forma di vita oltre la morale, baluardo del qui ed ora.

Desiderio di essere riconosciuti.
Guardami, accettami, comprendimi, amami.
Tutto non riducibile alla somma delle sue parti.
Irriducibile e irripetibile unicità.
Contenitore di moltitudini e contraddizioni.
Unità capace di molte forme e infinite declinazioni.
Io sono un essere umano.
Pungimi e vedrai sangue.

Mi si dice: questa specie d’amore non darà frutti. Ma come poter valutare ciò che fruttifica? Perché ciò che fruttifica è un Bene? Perché durare è meglio che bruciare?

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Teorizzazione del post-umano

Affezione periodica.
Latente, mai scevro.
Gioco di resistenze volto alla stipulazione di un piano quinquennale.
Presa di potere dell’io sull’io.
Presenza che si fa martire di se stessa.
Impossibile contemporaneità del molteplice.
Incapacità di dire noi.
Affermo poiché altri nega.
Io soffro.
Io no.
Vasi non comunicanti nascondono la polvere sotto il tappeto.
Io so, qualcun altro crede, tal altro ignora.
Io.
Me.
Me stesso.
Mai sullo stesso rigo.
Sedimentazione di un possibile.
È quando affermai me stesso che assaggiai la prima volta il sapore del mio sangue.
Giogo imposto da un milione di braccia.
Ma dove c’è potere, c’è resistenza.
L’unica forma di identità è rispondere al nuovo col nuovo.
L’io riconoscendosi come Noi si accetta come negazione di se stesso.
E di nuovo potenza dedita alla soppressione dell’atto.
Vendetta, rovesciamento del destino.
Nascita di un serial killer.

Schizophrenic_by_Grregorry

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La rivoluzione non è un lavoro a progetto

L’entità dello Spirito Assoluto consiste nel trapassare da una condizione d’esistenza naturalistica e passivamente subalterna a quella di una soggettività, che liberandosi da ogni coazione, sia da quella della natura che di ogni istituzione autoritaria umana, approfondisce sempre di più il potere e l’autonomia di se stessa come ragione universale. E che nel riconoscersi sempre più come libera autocoscienza trae solo da se stessa, in quanto soggetto razionale e universale, i criteri e i principi del proprio agire. Senza dimenticare che questo identificarsi dell’universale con l’autocoscienza può darsi solo attraverso lo spirito finito. Nel senso che è solo la persona umana che, superando il contenuto naturale e sensibile della sua vita e riempendola altresì di un contenuto e un interesse sempre meno individualistico, fa dello spirito universale, col farsi essa stessa universale, qualcosa che vive nella concretezza. Così la storia dello Spirito è la storia delle autocoscienze umane – cioè di quegli, tra gli uomini, che hanno conquistato la prospettiva dell’universale – e della loro inesauribile lotta, con tutte le istituzioni umane, culturali, politche e sociale, che costringono e impediscono l’universalizzarsi della liberà: fino a confliggere con la massa degli uomini che, chiusi nella loro esistenza egoistico-naturalistica e consegnati ai valori passivi della tradizione, resistono a ogni opera d’illuminazione. La filosofia, l’autocoscienza libera, deve essere volta cioè a esplicare l’incoerenza che si dà tra un’epoca e le forme, ormai inadeguate, perché più tradizionali – ma proprio per questo più diffuse – del modo in cui i più se la rappresentano e ne hanno coscienza. Di qui il carattere essenzialmente critico della filosofia. La sua natura consiste infatti nel superamento di tutto ciò che ha preceduto il momento presente e attuale dello spirito e nella disposizione a superare a sua volta il presente nel futuro.

Un parricidio mancato, Roberto Finelli

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Il confine

Un confine non è solo una barriera. È anche un interfaccia tra i luoghi che separa.
È solo il confine, in quanto linea che divide ciò che era unito, a creare una relazione “tra cose”.
C’è relazione solo dove c’è molteplicità.
E ciò che è molteplice è immediatamente conflittuale, anche se non in forme da subito visibili.
Nel momento in cui il confine viene tracciato è subito soggetto alle pressione contrapposte di ciò che divide.
Nasce con la stessa prospettiva umana, destinato morire.
In termini evoluzionistici è un sistema di difesa sconveniente, inevitabilmente fallimentare.
È un invenzione difettosa, inetta a compiere lo scopo per cui è stata creata.
Quindi, il confine non solo crea la diversità, ma ci costringe alla relazione diretta e obbligata con “l’alter”.
Inizia così, con l’atto di dividere, quel processo inevitabile di sintesi e ricongiunzione all’unum dell’essere.

 

 

Qualche volta i confini non sono chiaramente tracciati.
Qualche volta non sai da quale parte del confine sei. Sei un giocatore o uno spettatore?
Se il tuo piede è sulla linea, sei dentro i confini o fuori?

 

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Il rivoluzionario come artista creatore

Art does not reproduce what we see; rather, it makes us see.
Senza una connotazione di senso data da un identità consapevole, la realtà tutta si ridurrebbe a pura somma di entità indifferenziate. Sono le capacità di astrarsi dal reale e di caricarlo di potere simbolico che permettono di creare una relazione significativa (ovvero densa di significato) dove la realtà fattuale non la prevede.
L’arte ha quindi la funzione di uno stargate, di un collegamento tra due mondi. Uno, a noi inaccessibile, in cui ciò che è si limita ad essere, regno della materia immobile e indifferenziata; l’altro invece, quello che comunemente chiamiamo realtà, è il solo che siamo in grado di percepire, poiché non vediamo altro se non ciò che possiamo riconoscere.
Ciò che prima ci era invisibile, poiché situato nel mondo dei fatti privi di senso, diventa improvvisamente visibile una volta attraversato il passaggio, così come potenza che si fa atto.
È compito dell’artista quindi dare senso all’insensato cossicché gli orizzonti del nostro mondo si accrescano di nuova realtà inesplorata.
L’unica caratteristica “sine qua non” delll’artista è la capacità di creare mondi.
Art is either plagiarism or revolution.

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Uomini

Il primo uomo corse cento chilometri e senza fiato corto dichiarò:
« Sono l’uomo più in salute del mondo. »

Il secondo salì in alto nel cielo e indicando tutta la terra sottostante dichiarò:
« Tutto ciò che vedi mi appartiene. »

Il terzo con un ampio gesto delle braccia indicò l’universo intero e dichiarò:
« Conosco tutto il conoscibile. »

Il quarto restò immobile, tacque, alzò lo sguardo e infine, sorrise.

 

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Radici

« Riconosco le mie origini, ma alcuna appartenenza. »

via Randagismi e i Gio

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Biocultura

« Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente. » 

Rainer Maria Rilke (1875 – 1926), poeta e scrittore austriaco

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La colazione dei campioni – Kurt Vonnegut

La cameriera mi servì un’altra volta da bere. E di nuovo fece per accendere la candela sul mio tavolo.
Glielo impedii.
“Ma cosa riesce a vedere nel buoio, con gli occhiali da sole sul naso?” mi chiese.

“Il grande Spettacolo all’interno della mia testa” risposi.

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Illuminazione

Non si può scrivere di ciò che è unico.

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Identità

« Se ti ancori ad un identità è perché hai rinunciato a vivere ».

P. Apolito, antropologo 

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Rivelazione

Felicemente incomunicabile.
Trasformazione improvvisa di problemi esistenziali in motivi di gioia e vanto.
Incomunicabile.
Perché di comunicare, questa volta, non c’è alcun bisogno.
Compiere l’essere con il non essere.
Potenza che sovverte l’atto.
Non c’è soluzione, perché non c’è problema.

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